martedì 10 gennaio 2017

Se lo dice lei!

Mi è arrivato il giudizio del Premio Calvino riguardo Tra le spighe d'amarena. 

                                                                  Leon Ware

Il "Comitato" plurale maiestatis (quando in realtà si comprende che la lettura e il commento è stato fatto da un singolo. Anzi, presumo da una singola...) mi cambia il nome di Leon in Léon. 
Lo tramuta in un nome spagnolo, ma vorrei ricordare che molti personaggi famosi si chiamano semplicemente Leon senza l'accento. Esempio: Leon Jackson, Leon Haslam, Leon Russell, Leon Schiller, Leon Trotsky, Leon Ware, Leon Taylor, Leon Tolstoy etc etc. Quindi se giocatori di basket, nuotatori, scrittori, uomini politici, attori e cantanti si chiamano Leon, non vedo perché il mio Leon diventi Léon.

Ma andiamo avanti.

Il finale non sorprende. Strano, i miei lettori si sono persino arrabbiati! La signora Comitato giustifica che io, presa da sconforto perché non sapevo come finire il libro, abbia usato l'escamotage del cunicolo spazio temporale per chiudere la storia.
Bene, si sappia che i finali previsti erano tre. Il primo era, a mio avviso, il più banale. Leon ritrova la famiglia, e Pinin si fidanza con Maddalena. 
Anche se avrebbe fatto felici tutti gli amanti dell'happy end, il punto è che il protagonista della storia non è Leon, bensì Pinin. Tutti i miei lettori hanno compreso che, il TOPOS letterario, ovvero la ricerca di Leon, è solo un mezzo per Pinin di parlare di se, della sua vita, dei personaggi che hanno reso importante la sua esistenza. Non vi è menzione, da parte della signora Comitato dei personaggi importanti, la signora Liberati, la zia Cloe, il bagnino Sergio: quelli che i miei lettori hanno amato profondamente. Anzi, si fa menzione di "troppe storie e troppi personaggi, di improbabili telefonate e forzati dialoghi" che non servono al fine della narrazione.
Il TOPOS letterario della ricerca, figurata o reale, è solo un parallelo al viaggio interiore di Pinin, cosa andata in secondo piano per la signora Comitato. Anzi, manco proprio l'ha capita!
Pinin e Leon sono due personaggi soli, emarginati, che hanno solo una cosa in comune: andarsene. Leon riscatta la sua triste adolescenza con Zoe, Pinin è ancora in cerca di un futuro.

                                                  Le improbabili telefonate di ET 

Le "improbabili telefonate" sono l'unico modo che ha Pinin di parlare con Maddalena, perché quando se la trova davanti, si sente perduto, balbetta, è a disagio. 
Ma anche questo non è stato compreso. Pazienza.
Chissà cosa penserebbe ET di questo giudizio...
Tornando al finale: quante volte si pensa "vorrei rinascere perché sarebbe tutto diverso"? In realtà tornare di nuovo comporterebbe nuove vicende, un cambio del gioco in tavola. 
Infatti Pinin si ritrova un mondo diverso. 


(Consiglierei alla signora Comitato di leggere di Ray Bradbury "Rumore di Tuono")
                                                                Ray Bradbury 


Inoltre si contesta che il tema fantascientifico in oggetto, il cunicolo spazio temporale è abusato nei film: ho notato che però tutte le storie si svolgono nello spazio siderale, mai in un paesino sperduto dell'Appennino.
Posso capire una persona che dice: il finale non mi è piaciuto, ma non "lo hai fatto perché non sapevi come finire il romanzo."
C'è una bella differenza: uno è un commento soggettivo, che è indiscutibile, quello della signora Comitato è oggettivo, ma ella non ha le prove per sostenere la sua teoria...

                                                 Smemoranda, il diario anni 80-90

La cosa che però mi ha fatto veramente sorridere è questa: il bi-diario di Leon e Zoe "così come viene concepito - vieni oggi? verso le 4 sono da te..- sarebbe plausibile solo OGGI coi mezzi elettronici, ma MAI redatto da due ragazzi degli anni 80!" e ci ha messo pure il punto esclamativo.
Beh, io sono una ragazza anni 80, e posso assicurare che nei diari scolastici miei e dei miei compagni c'erano frasi del genere. Una potrei anche scannerizzarla: "vieni oggi a studiare da me alle 4? risposta: porta il quaderno di matematica, porta il quaderno di matematica, PORTA IL QUADERNO DI MATEMATICA!!!!!!!"(conversazione fra me e Daniele detto il Divo, IV ragioneria Carlo Piaggia)

La signora Comitato dice che questa scelta è una vera ingenuità, come di ingenuità è costellata l'intera narrazione; come l'uso di frasi dialettali "tirarsi dalla finestra", chi ti ammazza" che guarda caso si trovano nel bi-diario, assolutamente non della narrazione (già gli adolescenti di adesso non usano espressioni dialettali, anzi sono molto forbiti e non scrivono strafalcioni, e sopratutto non fanno errori di ortografia): mi chiedo a questo punto i vari "compagnia bella e infanzia schifa" di Salinger nel Giovane Holden come debbano essere considerati!

                                                  Salinger, autore de Il giovane Holden

La frase colloquiale "aveva un brutto male" non va bene.
Certo, solitamente si chiede "è morto poveretto", risposta "sì, aveva un TERATOMA, di origine disontogenetica... un teratoblastoma maligno!"
Questo presumo sia una reminiscenza dalla visione dei telefilm del Dottor House.

Comunque, molto bonariamente, come una brava prof d'italiano, quella che ti dà il famoso 6+, la signora Comitato specifica che c'è una certa abilità nell'uso dei toni ironici non sufficientemente sfruttata. Provvederò... anche se mi pare di essere ironica a prescindere!

                                                     Jude Law e Colin Firth in Genius

Ovviamente questa esperienza mi ha ulteriormente convinto che non bisogna pagare per fare un concorso letterario.
Inoltre, come vedremo presto nel film GENIUS, presto nelle sale, anche gli scrittori famosi hanno avuto a che fare con editori che hanno rivoluzionato i loro scritti, rendendoli immortali, per buona pace degli eterni emergenti che continueranno a scrivere per quel ristretto gruppo di lettori che hanno avuto fiducia in loro, senza aiuti da nessuno.

Io li ringrazio tutti, perché si sono emozionati ed è questo ciò che mi rende felice.

Ps: Chiedo venia per non aver usato ABBONDANTEMENTE i punti di sospensione nel romanzo, che invece - contrariamente a quanto dice Umberto Eco - ho notato essere molto apprezzati dai signori Comitato in generale.
Puntini puntini puntini